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I CIO credono sempre di più nella mobility, secondo Accenture

 
8 maggio 2013
 
Secondo uno studio Accenture, la maggior parte dei Cio (79%) ritiene che la mobility sarà uno dei settori che in futuro produrrà significativi profitti, per questo motivo molti di essi investiranno tra il 31 e il 40% del loro budget (contro il 19% dichiarato dai CIO lo scorso anno) in queste tecnologie. La survey Accenture 2013 CIO Mobility, condotta su oltre 400 CIO di tutto il mondo, evidenzia che il prossimo anno il mobile è la priorità assoluta per più di un terzo dei CIO (34%), mentre il 42% di loro lo ha incluso tra le prime 5 priorità. Inoltre, il 73% (contro il 67% dello scorso anno) ritiene che questo settore rivoluzionerà il modo di fare business, allo stesso modo o più di quanto non abbia fatto Internet alla fine degli anni Novanta.
 
Per quanto riguarda la tecnologia mobile, secondo il 43% degli intervistati il principale obiettivo da raggiungere è migliorare il servizio al cliente tramite l'accesso, l’acquisizione e l’elaborazione immediata dei dati, seguito dalla necessità di coinvolgere i clienti attraverso i dispositivi mobili (36%), in particolare tramite le operazioni di transazione (34%). Il 29% degli intervistati ha dichiarato inoltre che intende progettare, sviluppare e/o distribuire dispositivi collegati al web per il supporto di applicazioni B2B.
 
A livello globale sono la Cina (50%), l’Italia (47%) e il Brasile (37%) a fare da pionieri nell’implementazione di strategie di mobility avanzate. Sebbene ci siano forti differenze sul piano dei progressi fatti nello sviluppo delle strategie, la metà delle società intervistate (50%) ha affermato di aver individuato per l’anno prossimo una serie di iniziative che sono prioritarie per lo sviluppo delle applicazioni mobili, in aumento rispetto a quanto rilevato lo scorso anno (41%). Quasi tutte le aziende hanno dichiarato che le loro strategie puntano sull’adozione degli smartphone (85%) e dei tablet (78%), sempre più utilizzati da parte delle società come strumenti di lavoro.

Dallo studio è emerso anche che la gestione dei dispositivi mobili (27%), la collaborazione (25%) e la condivisione di conoscenze (23%) sono le tre caratteristiche principali di una strategia avanzata per l’adozione del mobile. Alla domanda su quali fossero le loro due maggiori priorità, gli aderenti alla ricerca in Cina (53%), Italia (53%) e India (50%) hanno indicato la mobility come una delle due aree più importanti. In UK (67%),Giappone (57%) e Francia (52%) la mobility è stata inserita tra le prime cinque priorità in ambito IT.

La gestione delle risorse umane, la sicurezza, l’interoperabilità e il fenomeno del BYOD (bring your own device) sono le sfide chiave

Una delle principali difficoltà da superare è costituita dalla gestione delle risorse umane: il 52% delle aziende tenderà a investire in formazione per aggiornare il personale esistente sulle strategie mobile, mentre il 37% assumerà dall’esterno risorse full-time con competenze specifiche in applicazioni mobile, determinando una forte richiesta di talenti in questo segmento di mercato. La ricerca ha rivelato inoltre un aumento dei progetti gestiti internamente (il 76% nel 2013, rispetto al 63% del 2012) per favorire lo sviluppo delle applicazioni mobili.

La sicurezza continua a rappresentare un ostacolo, e l’interoperabilità è diventata una questione di primo piano: dal momento che i sistemi esistenti non erano stati realizzati per il mobile, devono essere trasformati perché possano essere ancora utilizzati. L'indagine ha rivelato che la sicurezza (45%), i limiti di budget (41%) e la scarsa interoperabilità con i sistemi esistenti (31%) rappresentano ancora i principali ostacoli alla mobility.

Un'altra area legata all'uso del mobile è quella del ‘bring your own device’, una prassi sempre più diffusa con cui le aziende non forniscono più a dipendenti e collaboratori il computer e il telefono cellulare standard, ma li invitano a usare direttamente i loro per accedere alle risorse informatiche di lavoro. Tuttavia, più della metà delle aziende intervistate (59%) offre un supporto limitato ai propri dipendenti, mentre solo un quarto di esse (28%) offre tutto il supporto necessario.

“Riguardo al fenomeno del BYOD, riteniamo che I CIO debbano saper gestire i rischi e le opportunità legati all’introduzione di dispositivi mobili personali nell'ambiente di lavoro,” ha spiegato Michele Marrone. “Dovrebbero anche comprendere la necessità di puntare di più sulle persone e sulle competenze. Sono quasi raddoppiate le aziende (il 40% nel 2013, rispetto al 27% del 2012) che prevedono di ricorrere a consulenti esterni per sviluppare e mettere a punto le loro strategie, e questo dimostra che l'uso del mobile sta crescendo più in fretta della capacità di risposta del mercato in termini di offerta di personale qualificato.”